martedì 31 gennaio 2012

Quell'insopportabile cappa di silenzio sull'informazione.

Neanche il più scettico tra i pessimisti poteva prevedere che la "grande crsi economico-finanziaria" potesse portare "in dote" un problema, che ogni giorno, e in tutto il mondo - quello cosidetto civile - si  amplifica e si diffonde a macchia d'olio: la censura. Ormai, in tutto il "Primo Mondo" è una gara a chi censura, riduce al silenzio di più e meglio. Non si tratta di vittimismo o di facile "richiamo alle genti" affinché tornino a interessarsi di questo problema. E' una vera e propria emergenza.
Se il 2011 è stato l'anno caratterizzato dalle proteste (iniziate con la "Primavera Araba" e proseguita poi con gli indignados spagnoli e greci fino, ad arrivare a quelli degli Stati Uniti con "Occupy Wall Streat";ndr) il potere, in tutto il mondo ha reagito in una sola,unica,imprevedibile maniera : la repressione. Per capire meglio il problema ci viene in soccorso Report sans frontièrs che stilando la classifica della libertà di stampa nel mondo ci offre dei dati agghiaccianti. In questa classifica spicca - da subito - il crollo verticale degli Usa che scendono dal 20° posto al 47°. Il dato si può spiegare con le forti, insistenti pressioni delle lobby economiche ( e gli arresti conseguiti dai giornalisti coinvolti in quel movimento;ndr). La Vecchia Europa non gode di certo di una salute migliore. Certo, nel vecchio continente ci sono paesi che hanno dato un grande contributo al precipitare della situazione, riducendo, l'Europa a una vera e propria "centrale della repressione e della censura". In questa speciale classifica il posto d'onore spetta di diritto all'Italia di Berlusconi che con le sue violente "campagne" di "Bavaglio all'informazione", la decadenza del Tg 1 -prima di Minzolini ora di Maccari - le assurde norme contro le intercettazioni e degli "ammazzablog" ha portato il paese al 61° posto ( lasciando sul terreno ben 12 posizioni;ndr). Purtroppo all'Italia "targata misterB" si deve anche l'esportazione di queste norme liberticide che in Ungheria, stanno mettendo in ginocchio il paese, condannadolo all'isolamento e alla povertà. 
Questa incredibile impennata della censura non può essere spiegata solo con la crisi economico-finanziaria. Il problema del resto ha radici lontane - e ci riporterebbe indietro agli anni bui delle dittature del'900- ma è figlia del sistema ultra-liberista e capitalista. Un sistema che prevede unicamente la "voce dei padroni" che se attaccati, messi in discussione, reagiscono con la repressione e la censura dell'informazione. A tutti i livelli.
il "caso Italia" ne è l'esempio più fulgido. Dopo la "sbornia populista di Berlusconi" la situazione non è migliorata: chi pensava che con l'avvento del governo tecnico ( che però - a mio avviso - è molto più politico di quel che si vuole ammettere;ndr) si potesse finalmente assistere a un recupero dell'informazione qualificata (senza per intenderci censure sul dissenso nè al governo nè, per esempio, delle lotte operaie nelle fabbriche Fiat e non solo - ma la lista sarebbe lunga, si pensi alla battaglia del movimento No Tav -)che desse la possibilità a "tutte le ragioni" di potersi esprimere, è stato clamorosamente deluso. 
La domanda di fondo da porsi è: perchè?
L'agente primario della censura è lo Stato. Del resto "ogni potere", il potere politico, per intenderci, ostacola la circolazione di informazioni che possono danneggiarlo; in questa gara concorrono e agiscono i grandi gruppi economici e finanziari. Ma non solo. Esiste un altro "network" che mira, ogni giorno e in qualsiasi situazione, a drogare le informazioni: le organizzazioni criminali, dei veri e propri campioni della censura, con mezzi, naturalmente, extralegali. Purtroppo lo testimoniano e lo dimostrano gli innumerevoli casi di giornalisti uccisi o sotto protezione, in Italia e nel mondo. 
La censura coinvolge anche altri "mondi" all'infuori dell'informazione e qui, a farne le spese sono sopratutto quei mondi che alimentano la cultura: l'arte, il teatro e la musica. In questo specifico "tema", la censura, si ottiene in maniera differente: accusando le "opere" di blasfemia e oscenità da i grandi tutori della morale:le autorità religiose. Gli esempiu sono molteplici  e non risparmiano nessuna delle religione -cosidette monoteiste-. Ricordate i casi Rushdie o del regista Theo van Gogh?
Non si tratta di uscire dal "tema principale" dell'informazione perchè ormai -dal 2008, anno in cui la crisi è ufficialmente nata con il problema dei subprime delle grandi Banche che scaricavano sulle spalle dei clienti bond-spazzatura;ndr) è in atto un attacco verticale, durissimo alle libertà acquisite dai cittadini nel corso degli anni'70 dello scorso secolo con l'obiettivo neanche tanto nascosto, da parte del potere, di imporre un sistema autoritario dove, a farne le spese saranno quelle libertà acquisite che mirano a dividere sempre di più e meglio, i cittadini in due categorie: quelli di seriaA e, quelli di serieB. Del resto, su questo specifico problema è sufficente porre l'attenzione su una domanda: quali limiti si devono porre alla libertà d'espressione?
La domanda se viene posta dall'orizzonte visivo del potere (qualunque esso sia: religioso o politico;ndr) si snoda esclusivamente sulla "crisi di coscienza" degli artisti. Naturalmente in questo specifico "asset del problema" la risposta può variare a seconda che, a porla sia un governo di destra o di sinistra ( sempre ammesso che abbia ancora un senso fare queste distinzioni nel 2012 e con le politiche dei governi che ormai - e pericolosamente - tendono ad essere simili;ndr) laico o, decisamente filo-religioso. Inizialmente i due governi si distinguono sulla "concessione" della libertà di espressione dell'artista ma, poi, al tirar delle somme, a seconda del "tema" dell'opera entra in azione la censura. Poco importa se sia politica (qualora l'artista intendesse fare una denuncia sulla privatizzazione della libertà individuale dei cittadini) oppure se, invece l'accusa si rivolge direttamente all'autorità religiosa. La conclusione è la stessa: colpire e affondare l'opera, lo scritto, la canzone, il film o rappresentazione teatrale. 
Più la censura diventa insopportabile,creando quella fastidiosa cappa che toglie l'aria e il respiro e più è indice dei mutamenti della qualità della vita delle persone. Esistono censure per favorire la dittatura ( se negli anni Trenta dello scorso secolo si vietava - tra gli altri - il fumetto belga Tin Tin, colpevole di una rappresantazione razzista delle popolazioni africane; colpendo la catena delle librerie inglesi Waterstone's - probabilmente - per senso di colpa dell'ex potenza coloniale che inventò la retorica sciovinista del "fardello dell'uomo bianco". Questo per soffermarci sul fatto che la censura frequenta i limiti ed è un sicuro indicatore di "zone di turbolenza" nel costume come nel diritto. Ci sono censure come quelle del caso Assange-Wikileaks che evidentemente ha scosso nel profondo e dalle fondamenta i capisaldi del diritto alla segrtezza delle diplomazie.
Esiste, infine, la censura violenta, subdola da parte del potere contro la rete e internet. Questa è la nuova ossessione del potere e dei governi: limitare in ogni modo il sempre più dilagare -da parte dei giovani e non solo- uso delle notizie che "liberamente" circolano sui socialnetwork e sui blog. Quella che una volta si chiamava controinformazione e fu alla base della "rivoluzione a metà" delle lotte del decennio che dal 1967 al 1977 cercò di cambiare il mondo e le condizioni di vita di milioni di persone, in tutto il mondo. Non è un caso se in tutto il mondo -attraverso internet- è tornata la voglia delle persone di riprendere in "mano" i propri destini; non è un caso se le Rivoluzioni d'Egitto, della Siria (purtroppo trasformata in Guerra Civile dal dittatore Assad) o della Tunisia ( ma anche in piccolo nel nostro Paese allorquando il Popolo Viola organizzò il famoso NOBDAY chiamando e convocando tutti dal web, per riportare le persone, i cittadini in piazza per contrastare la deriva popoulista di Berlusconi;ndr)hanno come "punto di raccolta" la rete; e quindi non è, non può essere un caso se in Europa, nei Paesi Arabi ma addirittura in America si studiano leggi per mettre il Bavaglio alla rete tornando a mettere al centro del problerma il "DIRITTO D'AUTORE". Partendo da qui si vuole imbavagliare la rete, i siti, i blog e, in nome del diritto d'autore si vuole salvaguardare il diritto-potere delle grandi multinazionali commerciali e del mercato delle notizie. Questo è l'obiettivo contenuto nel temibile ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) sorta di accordo transanazionale contro la contraffazione di merci o farmaci e la pirateria di musica e film voluto da colossi come Disney, Sony,Intel,Monsanto e Pfizer. 
  Se dovesse andare in porto questa risoluzione - ACTA - gli effetti suul'Europa e gli Usa sarebbero immediati:circa i quattro quinti della popolazione mondiale e potrebbero subire l'oscuramento di internet o andrebbero incontro a pesanti multe e sanzioni provider, siti e piattaforme che violano, anche involontariamente, il copyright. Insomma un incubo che noi, in Italia, abbiamo conosciuto durante l'ultimo governo Berlusconi e l'assurdo "Bavaglio all'informazione e alla rete"; rischio non del tutto svanito e sventato se, pochi giorni fa, un oscuro dirigente della Lega Nord ha tentato di portare in Italia la risoluzione -ACTA-.
Ecco che l'insopportabile cappa di silenzio sull'informazione diventa emergenza:quando una parte consistente della popolazione ignora argomenti, storie, battaglie e inevitabilmente finisce per delegare i propri diritti esclusivamente al potere che -come abbiamo visto- teme l'informazione.
Bob Fabiani
Link
-www.articolo21.it
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