venerdì 6 aprile 2012

Il testo della Legge Fornero.

Ora che esiste anche un testo ufficiale  della legge che porterà il nome della ministra del Welfare, Fornero, è arrivato il momento di tracciare un primo sommario bilancio di cosa cambia e di come cambia il mercato del lavoro per gli italiani. Ovviamente essendo il testo di ben 79  pagine sarà certamente utile tornarci sopra.
Certamente i cittadini italiani non sono molto contenti se la tanto sbandierata (per il mondo) " riforma di portata storica" (parole spese da Monti,il professore), sarà fatta passare dal Parlamento di "nominati" (e quindi a tutti gli effetti antidemocratico e anticostituzionale) così come è stata scritta nel documento ufficiale del governo.
In sintesi e molto velocemente:cambia realmente tutto e, molto in peggio per quanto riguarda le tutele dei lavoratori dipendenti.Cambia davvero pochissimo per i precari.
Analizziamo allora il testo.
LICENZIAMENTI
Il punto più atteso è stato lasciato per ultimo dalla ministra Fornero:una vecchia regola quando si è nella condizione di dover dire cose spiacevoli, senza nemmeno versare qualche lacrima.
Usando la tecnica dello "spacchettamento",i licenziamenti diventano praticamente liberi.Come afferma Gianni Rinaldini (coordinatore de "La Cgil che vogliamo"):"L'art.18 non esiste più". Infatti l'unica certezza che devono avere le aziende è nell'indicare come causale "per motivi economici" e non aver lasciato troppe tracce (o testimonianze) di "discriminazione".
Ma vediamo come su questa materia il governo e la Fornero hanno riscritto le regole.
LICENZIAMENTI ECONOMICI:SENZA RAGIONE.
Le aziende in questo caso -scrive la Fornero- devono mettere ben in risalto una formula:MANIFESTAMENTE INSUFFICENTE. E' il caso del licemziamento oggettivo in cui il motivo addotto dall'impresa è palesemente infondato. Ad esempio la soppressione, non vera,di una postazione di lavoro (difficoltà economica fasulla).Nel caso in cui lo stesso posto di lavoro sia stato assegnato a un altro dipendente -un nuovo assunto,un familiare del datore di lavoro- il licenziato può ricorrere al giudice -ha sessanta giorni per impugnare il provvedimento e, poi, 270 per ricorrere al Tribunale -il quale può sostenere la "MANIFESTA INSUSSISTENZA" del motivo oggettivo e ordinare così il reintegro del lavoratore licenziato.
LA ZONA GRIGIA:INSUSSISTENTE MA SOLO ILLEGGITTIMO.
 In caso non venga riscontrata una "manifesta insussistenza" il giudice,accertato un licenziamento senza giustificato motivo,procede alla determinazione dell'indennità (da 12 a 24 mesi dell'ultima retribuzione mentre prima di questa cosidetta Legge rifomatrice della Fornero, erano 15-27,ma evidentemente giudicate "eccessive" dagli zelanti professori della Bocconi.)In una situazione di difficoltà economica, se il licenziato, ad esempio,è uno dei lavoratori più anziani, questi può impugnarlo.In tal caso la manifesta insussistenza non c'è -la difficoltà economica sì-, ma il licenziamento non è legittimo (il datore di lavoro avrebbe dovuto tutelare il loavoratore più anziano):scatta l'indennizzo anche se l'impresa ha torto.
VINCE IL DATORE:Né LAVORO Né INDENNIZZO.
Quando il giustificato motivo viene accertato dal giudice,ma il lavoratore resta senza reintegro e indennità.E' il caso di una difficoltà economica.Chi viene licenziato non subisce alcuna discriminazione,ma la sua mansione (molto specifica) viene davvero soppressa per ragioni economiche.Ad esempio la soppressione del centralinista di un ufficio in cui sono stati introdotti sistemi automatici.In tal caso non esiste nè la "manifesta insussistenza" nè un ingiustificato motivo tale da far scattare l'indennità.Il lavoratore perde il posto e deve cercarne un altro.La maggioranza dei casi.
Precarietà.
Cambia ben poco.L'apprendistato viene "valorizzato" come modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Le aziende possono però continuare ad assumere "apprendisti" solo se nelle precedenti chiamate hanno finito per assumere almeno il 50% in pianta stabile (soltanto il 30%,nei primi tre nni della legge). In compenso, potranno assumerne tre ogni due lavoratori con contratto a tempo indeterminato (oggi il limite è 1 contro 1;quindi "più apprendisti per (quasi) tutti.I contratti a termine non dovranno essere più giustificati col "causalone" per la prima chiamata,ma sarà loro applicata un'addizionale contributiva per finanziare in parte l'Aspi (il nuovo nome dell'assegno di disoccupazione); successivamente sarà obbligatorio motivarli,ma scattano incentivi se si passerà all'assunzione a tempo indeterminato.
Scatta poi la "presunzione di abuso" per i co.co.pro. o le partite Iva monocommittenti prolungate, così come per le altre due o tre forme contrattuali "atipiche". Ma non ne viene abolita nemmeno una.
ARMOTIZZATORI SOCIALI.
E' l'altra  "modernizzazione reazionaria" in atto, che conferma sostanzialmente il primo testo presentato due mesi fa. Si passa da un "sistema duale" che prevede varie forme di cassa integraziomne più "mobilità" per una platea di circa 4 milioni di lavoratori,e nulla per gli altri,ad un altro in cui ci sarà ben poco,ma per tutti (in teoria e comunque non uguale per tutti). Resta la cig solo per le "crisi aziendali temporanee",mentre scompaiono progressivamente quelle per "cessazione di attività", "ristrutturazione", ecc. Scompare anche la mobilità. Arriva però l'Api a sostituire tutto ciò che c'era prima (assicurazione sociale per l'impiego),che dura soltanto 12 mesi per gli under 55 e 18 mesi per gli over.
La beffa finale  (per i precari) la ministra Fornero la scrive quando, prevede la possibilità di dare un reddito di continuità per i precari:la ministra e il governo dei professori della Bocconi  in teoria lo prevedono ma, poi, in modo zelante,scrupoloso, scriuvono che ne hanno diritto quei precari che hanno lavorato per 12 mesi negli ultimi dodici mesi.Un sogno irrealizzabile per il precario medio. Per tutti gli altri, poniamo, avessero cumulato solo tre mesi di contributi nell'ultimo anno - avranno diritto ad "mini Aspi",che dura la metà dei mesi per cui il precario ha i contributi.
Leggendo tutte le 79 pagine della Legge Fornero  molte cose non tornano:per esempio il malcontento di Confidustria; così come quello del PdL;lo spropositato sbandieramento da parte del PD sulla vittoria che il partito di Bersani avrebbe portato a casa a tutela dei lavoratori e dei loro diritti. Stesso discorso per la Cgil.In realtà il succo di questa riforma è molto chiaro:cercare di eliminare un ingombro sindacale e psicologico,quell'effetto di deterrenza che l'articolo 18 svolge al di là degli effetti pratici.
Spiega Giorgio Cremaschi (Fiom): "Da oggi ci può essere un licenziamento ingiusto e il lavoratore resta fuori lo stesso,magari con l'indennizzo,ma fuori".
La materia è complessa e, le 79 pagine meritano un approfondimento più dettagliato però è innegabile che non c'è molta differenza nè molte tutele per i lavoratori se, attraverso l'aggiunta della parola "manifestamente" in realtà, il governo, la ministra Fornero danno più strumenti alle aziende per licenziare. Quel che non torna è l'efuria del PD e della Cgil che vorrebbe non fare più lo Sciopero generale.
(Fonte.:il manifesto;ilfattoquotidiano)
Bob Fabiani
Link
-www.lavoro.gov.it
-www.cgil.it
-www.nodebito.it
-www.fiom/cgil.it 




  

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